Accusato di calunnia, ex giudice assolto dopo 13 anni
CAGLIARI. Ci sono voluti tredici anni, ma alla fine la Corte d’Appello ha dato ragione a Salvatore Stara, ex magistrato del Tar e oggi avvocato: il 20 dicembre 2001 il tribunale lo condannò a due...
CAGLIARI. Ci sono voluti tredici anni, ma alla fine la Corte d’Appello ha dato ragione a Salvatore Stara, ex magistrato del Tar e oggi avvocato: il 20 dicembre 2001 il tribunale lo condannò a due anni di reclusione per aver calunniato i colleghi giudici amministrativi, che a suo dire - nel respingere il ricorso contro la demolizione del villaggio abusivo Tamarix, alle porte di Quartu - avevano «consapevolmente applicato una norma abrogata da oltre sei anni». Ieri, dopo che la Cassazione ha disposto un nuovo processo di secondo grado, la Corte d’Appello ha accolto le tesi del difensore Mario Canessa e l’ha assolto perchè il fatto non costituisce reato.
E’ una vicenda che si apre nel 1995, quando l’amministrazione comunale di Quartu decide di inviare i bulldozer al Tamarix, un’oscena bidonville di roulottes sulla spiaggia del Poetto. A nulla servono i ricorsi al Tar dei proprietari dei lotti, ad affiancarli c’è Stara, all’epoca giudice del Tar: mentre le ruspe avanzano il magistrato urla al telefono che quell’intervento è illegale. Quasi tre anni dopo, in un ricorso per via amministrativa, Stara va giù duro affermando che i colleghi Alberto Manlio Sassu, Rosa Panunzio e Ignazio Silvio Silvestri, nel valutare una causa imperniata sulla richiesta di condono, avevano applicato una norma abrogata. La conseguenza: querela per calunnia da parte dei tre giudici che porta Stara in tribunale, condannato a due anni. La battaglia legale però va avanti e nel 2003 il Consiglio di Stato da’ ragione a Stara: quella norma non doveva essere applicata. La decisione di palazzo Spada non basta a salvare l’ormai ex magistrato dalla conferma in appello, ma la sesta sezione della Corte di Cassazione la annulla proprio perchè i giudici cagliaritani di secondo grado avevano «del tutto ignorato la sentenza del Consiglio di Stato». E’ il 12 maggio 2011. Ieri la seconda sezione della Corte d’Appello ha deciso: non c’è stata calunnia, Stara era nel giusto. (m.l)