La Nuova Sardegna

Un Rembrandt perduto ed ebrei in fuga a Cuba Padura parla di “Eretici”

di Angiola Bellu
Un Rembrandt perduto ed ebrei in fuga a Cuba Padura parla di “Eretici”

Elìas Kaminsky, pittore newyorchese, va a Cuba nel 2007 in cerca del suo passato ebraico, cubano e polacco, e di un mistero seppellito a Miami con la morte di suo padre Daniel. “Eretici” (Bompiani),...

5 MINUTI DI LETTURA





Elìas Kaminsky, pittore newyorchese, va a Cuba nel 2007 in cerca del suo passato ebraico, cubano e polacco, e di un mistero seppellito a Miami con la morte di suo padre Daniel. “Eretici” (Bompiani), l'ultimo romanzo del cubano Leonardo Padura, è un giallo che segna il ritorno del detective meno ortodosso e più famoso della letteratura cubana: Mario Conde, ex poliziotto diventato venditore di libri usati.

Leonardo Padura si muove, col suo racconto, attraverso diverse epoche e segue l'evoluzione di una famiglia di ebrei da Cracovia, a Cuba, a Miami, a New York, passando per la Amsterdam di Rembrandt: «Avevo pensato di scrivere su un ebreo cubano, perché c'è dietro un processo culturale che mi interessa molto – ci racconta Leonardo Padura in un'intervista a Milano, dove ha presentato il suo libro – poi è apparso il tema della libertà. Volevo che di questo concetto fondamentale fosse impregnato il romanzo. Mi interessa parlare della libertà dell'individuo attraverso una lettura non solo politica ma più ampia».

Elias il protagonista è il motore della storia, si muove alla ricerca di un quadro di Rembrandt appartenuto sino agli anni Trenta alla sua famiglia la quale, a bordo del transatlantico Saint Louis, nel 1939, avrebbe dovuto sbarcare a L'Avana per sfuggire al nazismo. Dopo alcuni giorni alla fonda in porto, la nave viene rispedita in Europa con il suo carico di ebrei e di speranza.

Cuba cade nella trappola antisemita proprio in un momento cruciale?

«A Cuba non c'erano mai state manifestazioni di antisemitismo; è stata un paradiso per gli ebrei che potevano sviluppare la propria religione e non solo: erano comunisti, socialisti, liberali, sionisti, ortodossi. Quella del Saint Louis è stata una manifestazione di antisemitismo manipolata. Condussero i giochi questioni economiche, la corruzione del governo cubano e la pressione del governo americano. E' noto che all'epoca la politica cubana si decideva al Dipartimento di stato americano».

Padura lei racconta di come Cuba sia stata talmente propizia agli ebrei, che quando questi hanno dovuto emigrare verso gli Stati Uniti hanno continuato a sentirsi cubani?

«Ancora oggi la sinagoga di Miami Beach è frequentata da Jubans (jewsh cubans: ebrei cubani) e sono esposte tre bandiere: quella di Israele, degli Usa e di Cuba».

In “Eretici”dà una lettura interessante dell'odio antisemita che si è scatenato nella Germania nazista: i tedeschi volevano essere un “popolo eletto”, proprio come gli ebrei?

«Gli ebrei per venticinque secoli si sono considerati il popolo eletto dal Creatore; E' stato un popolo fondato solo su un libro: questo lo ha reso unico nella storia dell'umanità.

La comunità ebraica è sempre stata ben assimilata alla cultura tedesca. Erano ebrei tanto tedeschi come i tedeschi; questo ha influenzato moltissimo l'ideale nazionalsocialista che ha cercato di creare in quello germanico il vero popolo eletto destinato a guidare il mondo».

Nel suo racconto a Cuba, dei Kaminsky, arriva solo il piccolo Daniel con lo zio Joseph, che chiamano Pepe Cartera. Com’è questa bellissima figura di ebreo integrato nel contesto caraibico, che in qualche modo fa da padre al nipote?

«E' un uomo che si sacrifica per gli altri; ciò ha a che fare con la comprensione dell'altro. Permette a Daniel di seguire le proprie inclinazioni rischiando la propria vita».

Daniel, nato a Cracovia, è cresciuto a Cuba, è un laico che si trasferisce con la moglie a Miami per recuperare le sue origini religiose?

«Daniel è un pragmatico. È tornato a praticare la religione del suo popolo come atto di sopravvivenza: molto ebrei a che Cuba hanno vissuto a margine della religione, arrivando negli Stati Uniti tornano ad essere praticanti perché hanno bisogno di inserirsi in un contesto che permetta loro di intraprendere una strada».

Elias Kaminsky, nipote di Daniel, cerca l'origine di un'identità?

«Elias è un uomo che ha bisogno di sapere da dove viene. Questo è un fenomeno psicologico molto frequente nei cubani americani, quando sono ebrei cubani americani, è ancora più complicato. Sono persone cresciute in tre culture diverse che cercano di capirsi, di convivere».

La sparizioneiapparizione del Rembrandt porta “Eretici”nella Amsterdam del 1600 e racconta la rivoluzione pittorica dell'artista che morì in miseria?

«La grande libertà degli ebrei sefarditi che si stabilirono ad Amsterdam all'epoca mi è sembrata molto interessante. Un concetto fondamentale della pittura di Rembrandt sta nel suo rapporto con la rappresentazione realtà.

Fu importante nel suo percorso pittorico la vicinanza degli ebrei, in maggioranza nel suo quartiere. Questo lo portò a tentare di rappresentare ciò che mai prima fu rappresentato nella storia dell'arte: “l'umanità di Cristo”. Per rappresentarla Rembrandt ha ritratto un ebreo come fu Gesù. Chiamava questo tipo di rappresentazione “dipingere Cristo al naturale”».

In “Eretici” lei ambienta la contemporaneità nel 2007, storicamente un “minuto” prima del vertice di Panama dell'aprile 2015 in cui l'incontro tra i presidenti cubano e americano, Raul Castro e Barak Obama, ha dato una svolta alla Storia?

«A Cuba la differenza tra un minuto prima e uno dopo Panama è stato solo stupore. Speravamo che qualcosa succedesse ma non sapevano cosa e quando. L'incontro tra Raul e Obama, il riconoscimento di Raul delle intenzioni oneste di Obama sono grandi cose ma nell'attualità cubana ancora non è cambiato niente. Bisogna che gli Usa sollevino l'embargo verso Cuba, atto che dipende dal Congresso americano e non dal Presidente. A quel punto si vedranno i cambiamenti nella società cubana».

Sul piano politico appare comunque una vittoria di Cuba?

«Gli Stati Uniti hanno cancellato Cuba dalla lista dei paesi terroristi, c'è stato lo scambio dei prigionieri, ed è ora possibile presenza di società americane a Cuba, tutto questo mentre Cuba ha mantenuto la sua politica».

Primo piano
L’incidente

Si schianta con la Bmw sulla strada per Stintino, gravissimo un motociclista: ecco cosa sappiamo

Criminalità

Sassari, lite a colpi di spranga nel cuore del centro storico

Le nostre iniziative