La Nuova Sardegna

Il caso

Assalto al portavalori, le parole di Saviano dividono la politica: chi lo accusa di razzismo, chi difende la sua analisi

Assalto al portavalori, le parole di Saviano dividono la politica: chi lo accusa di razzismo, chi difende la sua analisi

Polemiche e reazioni all’intervento dello scrittore sulla tecnica usata dalla banda sarda in Toscana

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Una reazione a catena. Questo è l’effetto delle parole di Roberto Saviano che ha commentato l’assalto al portavalori in Toscana con una banda sarda in trasferta. In un lungo video il giornalista e scrittore aveva analizzato il fenomeno in modo molto articolato. «Ma perché le organizzazioni sarde riescono a strutturarsi in gruppi di banditi e assalitori di portavalori e non dentro strutture criminali mafiose? Le organizzazioni criminali mafiose fanno narcotraffico e probabilmente questi soldi, o una parte di essi, saranno investiti in cocaina. In Sardegna ci sono referenti della ’ndrangheta e della camorra per il mercato interno. In alcuni casi utilizzano la Sardegna come hub, una sorta di grande magazzino, per tenere soprattutto coca e poi farla arrivare sulle coste francesi e catalane. Ma i criminali sardi sono sempre sottoposti al potere delle organizzazioni criminali del continente».

Commenta il sindaco di Desulo, Gian Christian Melis. «Un noto giornalista d'inchiesta, sedicente romanziere, ha iscritto “Desulo e Sassari” nel registro degli indagati sui social per la rapina ai portavalori di qualche giorno fa, in provincia di Livorno. L'accusa è affidata ad alcuni video, postati sui social più noti. Attendiamo di conoscere gli elementi d'indagine a carico. Poi proveremo a difenderci. Spiace che si voglia fare sensazione e cronaca sociale (con malcelata base razzista) basandosi su una presunta inflessione dialettale che sarebbe una prova di colpevolezza per i sardi, in specie per Desulesi e Sassaresi. Assisto da tempo, quasi rassegnato, alla deriva che sta imperversando sui social. Dove le illazioni diventano elementi d'accusa, il sospetto una prova su cui costruire una gogna mediatica per processare migliaia di persone perfettamente oneste. E soprattutto penalmente innocenti. Sto imparando a mie spese che non conta ciò che si è ma ciò che altri pensano di te. O, ancora peggio, ciò di cui ti si accusa davanti alla corte Vehmica riunita sui social. È una brutta deriva. E se coinvolge anche certa classe intellettuale (e politica) allora diventa allarmante». 

«Parole gravi e fuori luogo quelle pronunciate in un video da Roberto Saviano a commento dell'assalto al furgone portavalori in Toscana, in cui offende tutti i sardi» dice Michele Pais, ex presidente del Consiglio regionale -. Penso che sia obbligo delle Istituzioni sarde difendere l'onorabilità di un Popolo che merita rispetto sempre, non solo durante le dorate vacanze estive per godere della bellezza della nostra Terra e della generosità di cui siamo capaci. Verso tutti. Anche di chi si permette di offenderci. Ma ancora più insopportabile è la circoscrizione di categorie criminali nei confronti dei Sassaresi e Desulesi, come se fossero ceppi antropologici criminali o clan di organizzazioni malavitose. Mi chiedo come si possa permettere fare simili affermazioni. Da sardo e da sassarese mi sento profondamente offeso. Mi attendo delle scuse, secche, senza giustificazioni, per delle parole pronunciate con eccessiva leggerezza. Anche se non cancellerebbero l'offesa, sarebbe il gesto minimo di educazione che Saviano, con umiltà, dovrebbe fare». 

Queste le parole di Michele Piras, segretario di Sinistra italiana per la provincia di Nuoro nonché deputato: «Perché potete pensare ciò che volete di lui, ma potrete constatare voi stessi che non ha descritto tutti i sardi come criminali, nemmeno tutti i sassaresi né tutti i desulesi, così come non ha puntato il dito contro tutti i cerignolesi e i foggiani. Ragionando sul caso di Livorno ipotizza semmai una tecnica di assalto ai portavalori che caratterizza le azioni di questo tipo condotte da bande isolane e traccia un profilo quasi criminologico sull’approccio dei sardi alla criminalità, escludendo che si possa configurare come fenomenologia mafiosa e che vi siano rapporti strutturati fra la criminalità sarda e le mafie. Insomma sostiene che esiste una tecnica e un approccio “sardi” alla rapina ai portavalori, così come a suo tempo gli studi criminologici distinsero il sequestro di persona in Sardegna da quello delle bande calabresi, per fare un esempio.

 «Oggi il mio paese ha avuto un risalto nazionale, non positivo. Non entro nel merito di indagini e di vicende delle quali si occuperanno le istituzioni competenti», scrive Giuseppe Frau, desulese, vice presidente consiglio regionale. «Da desulese però, a maggior ragione di chi in questo momento siede nelle istituzioni, mi preme sottolineare il fatto che non si possa e non si debba mai generalizzare, mi sento dunque di difendere l’onorabilità  di Desulo e della comunità dove sono nato e cresciuto, fatta di gente onesta e laboriosa, orgogliosa delle proprie radici e dell'identità». 

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