La Nuova Sardegna

Olbia

Sardegna carcere per i mafiosi, già arrivati in segreto a Tempio

di Marco Bittau
Sardegna carcere per i mafiosi, già arrivati in segreto a Tempio

Sono 24 i detenuti pericolosi già ospitati nella nuova struttura penitenziaria di Nuchis, blitz del deputato Mauro Pili. Ne sono attesi altri 50, anche ergastolani. I piani del ministro: 125 a Massama e 300 con il “41 bis” nelle altre prigioni dell’isola

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TEMPIO. Non a Massama, ma a Nuchis. A sorpresa, i primi detenuti per reati di mafia o camorra che il ministero della Giustizia ha deciso di trasferire in Sardegna sono già nelle loro celle, a Tempio. Per ora sono 24, arrivati in gran segreto da pochi giorni in tre gruppi (sabato mattina gli ultimi 6 provenienti da Opera, a Milano), ma altri ne arriveranno presto perché nei piani segreti del ministero il carcere gallurese in tutto dovrà ospitarne ben settanta. In pratica, due interi bracci (35 unità ciascuno) della nuova struttura che complessivamente può ospitare 150 detenuti. Sono tutti soggetti molto pericolosi (mafiosi o camorristi di primo livello) e in molti casi si tratta di ergastolani. Roba da Isola del Diavolo.

Incassata la brutta sorpresa, le reazioni di protesta non si sono fatte attendere e il deputato Mauro Pili (Pdl) ieri sera si è precipitato a Tempio per un sopralluogo-blitz nel carcere che, nei fatti, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha classificato di alta sicurezza (precisamente, del tipo AS3). Lo stesso Pili ha già presentato alla Camera una interrogazione al ministro Severino denunciando la situazione di grave emergenza nelle carceri dell’isola. Ai 70 mafiosi e camorristi destinati a Tempio, infatti, si devono aggiungere i 125 già annunciati a Massama e oltre 300 prossimi «41 bis» destinati a Nuoro, Sassari e Cagliari. Una polveriera pronta a esplodere.

«L’impatto è devastante - ha spiegato Pili al termine della visita - il temuto sbarco è cominciato in gran segreto nel luogo dove era meno atteso: il carcere di Nuchis. In tre giorni sono stati trasferiti 24 detenuti pericolosissimi, tutti condannati per mafia e camorra. Ci sono cinque ergastolani e altri detenuti con pene che vanno dai 25 ai 48 anni di carcere, tutti provenienti da Opera, Lanciano, Benevento e Santa Maria Capua Vetere. È la conferma del disegno scellerato del ministero di portare i detenuti a rischio in Sardegna perché è un’isola. Una strategia pianificata a tavolino per scaricare qui i detenuti più pericolosi. Così rivive il fantasma della Cayenne nella Guyana francese».

Mauro Pili prova a sensibilizzare la popolazione e le istituzioni locali e regionali. Un appello alla mobilitazione, perché «continuare a sottovalutare questa situazione è da irresponsabili».

Il pericolo naturalmente non è tanto quello interno al carcere, piuttosto sono le infiltrazioni mafiose o camorristiche in un territorio ancora sano ma oggi piuttosto debole. Insomma, si teme soprattutto il movimento indotto intorno al carcere. Un po’ come in passato era avvenuto a Carbonia, nel Sulcis, dove erano stati confinati esponenti della criminalità organizzata con gravi ripercussioni sul fronte dell’ordine pubblico. «Il trasferimento dei detenuti più pericolosi negli istituti penitenziari sardi comporta una serie di problemi - conferma ancora Mauro Pili - prima di tutto c’è il grave pericolo legato alle infiltrazioni mafiose e camorristiche: la Sardegna finora è risultata estranea a fenomeni di questo tipo, ma il trasferimento di tali detenuti comporta un rischio altissimo. Basterebbe considerare, ad esempio, il disagio delle famiglie che devono spostarsi per i colloqui o per consegnare pacchi di beni di consumo e di vestiario. Un disagio che indurrebbe le stesse a trasferirsi in Sardegna pur di stare a contatto diretto e costante con i propri congiunti detenuti». «L’isola - aggiunge il parlamentare sardo - in questo momento particolare si trova in una posizione di estrema vulnerabilità, ha diversi problemi strutturali e congiunturali che potrebbero aggravarsi ulteriormente comportando una ulteriore disgregazione sociale e territoriale».

Inoltre, il trasferimento di detenuti di alta pericolosità appare come una scelta in contrasto con le linee guida legate alla regionalizzazione della pena detentiva. Insomma, la vicinanza culturale e linguistica è fondamentale negli istituti di pena. «Anche per questo motivo - si legge nell’interrogazione presentata alla Camera - il ministro dovrebbe revocare i massicci trasferimenti di detenuti in Sardegna e, allo stesso modo, i detenuti sardi dovrebbero essere dislocati in istituti nell’isola e confrontarsi con operatori del luogo di origine».

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