Inseguì la ex con acido e coltelli: a processo per atti persecutori
Il 52enne di Olbia è accusato di avere cercato di mandare fuori strada, speronandola, l’auto dove viaggiava la donna
Olbia Dopo averla inseguita in auto, aveva cercato di speronarla per farla uscire fuori strada, sulla statale 127. L’inseguimento era continuato fino a Olbia ed era terminato grazie all’intervento dei carabinieri che era riuscita ad avvisare mentre era in macchina insieme a un’altra donna. I militari lo avevano rintracciato nel centro di Olbia e arrestato. A bordo della sua auto, avevano trovato alcuni coltelli, una mazza da baseball e bottiglie contenenti acido, alcool e benzina. La donna aveva raccontato loro di essere stata aggredita poco prima dal suo ex, all’uscita di casa, colpita con calci e pugni, e che lui si era fermato solo perché erano intervenuti alcuni passanti. Era accaduto il 18 ottobre del 2024.
Ora il pubblico ministero Noemi Mancini, ha chiesto e ottenuto dal gip del tribunale di Tempio, Alessandro Cossu, il giudizio immediato per l’uomo, un olbiese di 52 anni, ritenendo evidente la colpevolezza dell’imputato. Quanto accaduto quel giorno, sarà, dunque, al centro di un processo che si aprirà il 27 marzo davanti al giudice monocratico. L’uomo, difeso dall’avvocato Paolo Spano, è accusato di atti persecutori ai danni della sua ex e di aver portato fuori dall’abitazione e senza giustificato motivo una mazza in legno, tre coltelli, e tre bottiglie di alcool, acido e benzina. La donna si costituirà parte civile con l’avvocata Cristina Cherchi.
Pesante il capo d’imputazione da cui deve difendersi. Secondo le accuse, il 52enne non avrebbe accettato la fine della loro relazione, e per questo l’avrebbe più volte minacciata di morte, sia al telefono che di persona, dicendo che gliel’avrebbe fatta pagare e che le avrebbe bruciato la casa. Stando alla ricostruzione dei fatti contenuta nel capo d’accusa, il 18 ottobre 2024, l’uomo si sarebbe presentato di mattina presto nell’abitazione della donna tappezzando la persiana delle lettere che lei gli aveva scritto. Poi, all’uscita di casa, l’avrebbe picchiata colpendola con calci e pugni e tenendo in mano un coltello a serramanico aperto, con cui faceva finta di colpirla. L’aggressione era stata fermata grazie all’intervento di alcuni passanti.
La donna, poi, era salita in macchina insieme ad una parente per andare a lavorare. Ma durante il tragitto lui avrebbe iniziato a inseguire l’auto, cercando di farla uscire fuori strada. I carabinieri lo avevano poi rintracciato e arrestato. Ma anche durante l’arresto, come riporta il capo d’imputazione, avrebbe continuato a minacciarla di morte. «Non è finita qua, vedrete voi... Già non campa molto, appena la vedo la lascio per terra...», diceva. Dopo l’arresto era stato messo agli arresti domiciliari, ma nonostante la misura cautelare aveva continuato a mandare messaggi minatori alla sua ex. Che lo aveva nuovamente denunciato. Il gip del tribunale di Tempio accogliendo la richiesta di aggravamento della misura cautelare presentata dal pubblico ministero su sollecitazione del legale della donna, lo aveva rimesso in carcere. Dove si trova tuttora. (t.s.)