La Nuova Sardegna

Nuoro

La mostra

Graziano Rocchigiani, il “Viaggio ancestrale” di un pittore 92enne

di Luciano Piras

	Graziano Rocchigiani
Graziano Rocchigiani

Un percorso di cento opere tra i simboli della cultura millenaria della Sardegna

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Nuoro Emozionato, sorridente, occhi vispi e pieni di vita. Lucidissimo, persino ironico e tagliente quando necessario. Graziano Rocchigiani, 92 anni da compiere il prossimo 21 maggio, giura di essere «veramente felice, perché avere un pubblico del genere non me l’aspettavo mica» confessa mentre manda in archivio il successo della sua mostra personale, “Viaggio ancestrale”, forse la più importante del percorso artistico che lo vede protagonista da lunga data. Chiusa nei giorni scorsi nei locali del Centro polivalente di via Roma, l’esposizione ha svelato al pubblico l’altra faccia di Rocchigiani, quella meno nota se non del tutto sconosciuta. Pittore autodidatta, nuorese con origini toscane (il nonno era di Volterra), il suo nome era legato finora al figurativo, marine, nature morte, scorci di vita domestica e paesaggi in particolare.

Stavolta, con questa mostra messa in piedi a due passi dalla casa di famiglia a Santu Predu, Graziano Rocchigiani ha portato all’attenzione dei nuoresi il “simbolismo informale”, così chiama lui stesso l’arte astratta che ha nutrito e coltivato da decenni, “di nascosto” ma sempre in parallelo a ogni altra attività. Un percorso emerso ora in un centinaio di opere di medio e grande formato, tecnica mista, con l’utilizzo di materiali diversi, dal legno al rame, alla tela di juta. Intrise di colori vivi e vivaci, olio e acrilico, brillanti nella maggior parte dei casi, e soprattutto pregne di simboli, maschere, pelli, pintadere, dee madri, solchi taurini... insomma: simboli arcaici della cultura millenaria sarda. Da qui il titolo di questa mostra patrocinata dal Comune di Nuoro e curata da Salvatore Vargiu e Sonia Fancellu, di Arti e Mestieri.

«Ho avuto la fortuna di avere nel Dna questa passione» racconta orgoglioso Graziano Rocchigiani. «Ho anche avuto la fortuna di avere maestri come Francesco Congiu Pes e Giovanni Antonio Sulas – spiega –. Il primo era amico di mio padre, avevano fatto la guerra insieme. Congiu Pes aveva lo studio nel corso Garibaldi, vicino al cinema “Il Pidocchietto”. È stato lui a insegnarmi l’uso dei colori, la tavolozza, io allora avevo 13 anni appena» va tutto d’un fiato. «Anche Sulas è stato un ottimo maestro, era un grande pittore, un ottimo disegnatore, l’ho sempre apprezzato tantissimo». «Mi son fatto le ossa» ricorda con un sorriso grande così. Poliedrico nell’arte e nella vita. Radiotecnico di professione, uno dei primissimi in Sardegna, Rocchigiani ha lavorato per ben 45 anni mettendo mani agli apparecchi radiofonici e ai grammofoni, prima nel laboratorio di via Roma, subito dopo nella vicina via Ferracciu. «Poi c’è stato l’avvento della Tv, con il primo canale Rai, e così ho cominciato anche con i televisori» ricostruisce il percorso guardando al passato. «Una vita di lavoro», sussurra. «Sono nato nel periodo della guerra, anno 1933, periodo di patimenti e tormenti. E come sempre sono i bambini a subire le angherie dei guerrafondai... » sottolinea con un chiaro ammonimento allo scenario internazionale attuale. «Mi piacerebbe aiutare i giovani – dice ancora Rocchigiani –, perché si parla tanto di progresso, ma tutto questo progresso non lo vedo, a parte quello scientifico. C’è tanta gente, invece, che ha ancora bisogno di aiuto... ».

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