La Nuova Sardegna

Olbia

Tribunale

Presunti abusi sessuali sull’allieva del coro: la maestra di canto si difende

di Tiziana Simula
Presunti abusi sessuali sull’allieva del coro: la maestra di canto si difende

Olbia, la donna è accusata di aver adescato una 13enne. Il fatto risale al 2018

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Olbia Per oltre due ore ha risposto alle domande del suo difensore, dando la sua versione dei fatti e difendendosi dalle pesanti accuse per cui è a processo: adescamento di minore e violenza sessuale aggravata. Per la Procura, Michela Morelli, 57 anni, difesa dall’avvocato Antonio Piredda, del foro di Nuoro, avrebbe prima adescato e poi abusato sessualmente di una ragazzina, allora tredicenne, sua allieva nel coro della parrocchia dove insegnava canto, in un centro della Gallura.

La donna ha sempre respinto le accuse e ieri, 25 marzo, sentita in aula, ha detto che frequentava la ragazzina perché, appunto, cantava nel coro. Nessuna domanda è stata posta all’imputata sull’episodio specifico della presunta violenza sessuale che, secondo le accuse, sarebbe avvenuta nel 2018 nella sua abitazione. Molte le domande sul contenuto delle chat – acquisite agli atti del fascicolo – con le conversazioni tra lei e la minore, messaggi analizzati in aula e sui quali la maestra di canto ha dato le sue spiegazioni, sostenendo che non c’era nessun fine sessuale e che erano stati male interpretati.

Il processo davanti al tribunale in composizione collegiale proseguirà il 16 aprile e in quell’udienza a fare le domande sarà la pm Noemi Mancini e l’avvocata di parte civile Rosa Cocco, che assiste la famiglia della minore. Michela Morelli, era stata rinviata a giudizio nel 2020 dal giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Cagliari. Il procedimento è stato spostato, poi, al tribunale di Tempio per competenza territoriale. Stando alle contestazioni del pubblico ministero, contenute nel capo d’imputazione, la maestra di canto avrebbe carpito la fiducia della ragazzina approfittando del suo ruolo di insegnante, inviandole numerosi messaggi telefonici con continue lusinghe e apprezzamenti, fino al giorno in cui l’avrebbe costretta a subire atti sessuali.

Un giorno, con una scusa legata alle lezioni di canto, l’avrebbe convinta ad andare a casa sua. La maestra l’avrebbe aggredita baciandola con la forza e, poi, l’avrebbe costretta a sdraiarsi sul divano di casa, impedendole di muoversi, spogliandola e abusando di lei. Il fatto sarebbe avvenuto nell’abitazione della donna nel luglio 2018. La denuncia ai carabinieri era scattata il giorno dopo. La ragazzina era ritornata a tarda sera, sconvolta, e la madre vedendola in quelle condizioni, l’aveva convinta a confidarle ciò che la tormentava. Le aveva preso il cellulare e aveva scoperto tutto. Nelle mani degli inquirenti, i tabulati telefonici e il referto della visita medica.

La ragazzina era stata sentita in incidente probatorio, avvenuto nel tribunale di Cagliari. Aveva ripercorso ogni momento e confermato la sua versione dei fatti, ribadendo ogni accusa nei confronti della maestra di canto. L’imputata ha sempre respinto le accuse. La difesa contesta l’intero quadro accusatorio. «Non c’è stato nessun adescamento, tanto meno violenza sessuale. Nel processo tutto verrà chiarito», aveva detto l’avvocato Antonio Piredda all’apertura del processo. Ora arrivato alle battute finali. Dopo l’esame del pubblico ministero e della parte civile, fissato ad aprile, il 4 giugno cominceranno le discussioni delle parti.

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