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Olbia

Tribunale

Droga, i difensori di Giovanni Satta: «Non ci sono prove, assolvetelo»

Giovanni Satta ex consigliere regionale
Giovanni Satta ex consigliere regionale

L’ex consigliere regionale ed ex sindaco di Buddusò è accusato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti

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Olbia «Sono ipotesi investigative, non c’è nessuna prova». L’avvocato Angelo Merlini, difensore dell’ex consigliere regionale ed ex sindaco di Buddusò, Giovanni Satta, ha concluso oggi 2 aprile la sua lunga arringa difensiva, cominciata nell’udienza precedente e durata complessivamente sette ore. Satta è a processo insieme ad altri cinque imputati per associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Ai giudici del collegio, presieduto da Caterina Interlandi, l’avvocato Merlini ha chiesto di soffermarsi sulla prova «che non c’è», ha rimarcato, chiedendo l’assoluzione dal reato associativo “per non aver commesso il fatto” e dall’accusa di traffico di sostanze stupefacenti “perché il fatto non sussiste”. Altrettanto ha chiesto l’altro difensore dell’ex consigliere regionale, l’avvocata Chiara Spano. Anche lei, nella sua arringa difensiva, ha smontato l’impianto accusatorio, rimarcando che il reato associativo per Satta non esiste, né sono provati gli episodi di spaccio sostenuti dall’accusa, rimarcando che ci sia stata un’eccessiva suggestione nel riportare i fatti da parte degli investigatori.

Un processo, quello di Satta, arrivato alle battute finali a oltre dieci anni dai fatti, (tra il 2013 e il 2014). Per lui, la pm della Direzione distrettuale antimafia, Rossana Allieri, ha chiesto una condanna a 8 anni e 6 mesi di reclusione. Satta è accusato di aver collaborato attivamente con i fratelli albanesi Eugert e Cleton Bici (già giudicati e condannati), ritenuti a capo di un’organizzazione criminale sardo albanese, acquistando grosse quantità di stupefacenti che poi immetteva tramite i suoi sottoposti nel mercato olbiese e nuorese, mettendo a disposizione dei Bici auto per effettuare i viaggi nella Penisola e in Albania o utilizzandole come forme di pagamento, e mantenendo per conto dell’associazione i contatti con pregiudicati ai quali forniva lo stupefacente. In particolare, contesta all’ex consigliere regionale due cessioni di droga: una ad Andrea Mulas, che era stato arrestato dopo un loro incontro dai carabinieri perché trovato in possesso di 15 grammi di cocaina, l’altra, a Giovanni Battista Pira.

Due episodi analizzati nell’arringa di oggi dall’avvocato Merlini che ha fatto emergere dati critici nell’attività investigativa, in particolare sulla presunta cessione dello stupefacente a Pira, avvenuto a Trudda, dove il momento del contatto tra i due, che erano stati seguiti e intercettati, non è provato perché non sono state acquisite le immagini del servizio di videosorveglianza. Ipotesi investigative, dunque, ma nessuna prova, secondo il difensore, delle cessioni di cui è accusato. Sentito in aula nel corso del processo, Giovanni Satta si è sempre difeso sostenendo che nei dialoghi intercettati tra lui e Andrea Mulas e Giovanni Battista Pira non si parlava di droga, come sostenuto dalla Dda, ma di trattative per la vendita di auto (in quel periodo faceva da intermediario dopo la chiusura della sua concessionaria. Giovanni Satta ha subito finora 14 processi ed è stato assolto altrettante volte. (t.s.) 

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