La Nuova Sardegna

Il personaggio

Iacopo Pinna da Alghero agli Usa, un artigiano del suono tra Fedez e Netflix

di Lorenzo Musu
Iacopo Pinna da Alghero agli Usa, un artigiano del suono tra Fedez e Netflix

Il produttore vive da 10 anni a Los Angeles: «Sogno di aprire nell’isola uno studio discografico immerso nella natura»

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«Mi definisco un artigiano del suono: uno che ama costruire, smontare, sistemare ogni dettaglio. Prima ero solo un ragazzo curioso con un computer e un paio di cuffie, oggi ho la fortuna di lavorare con i grandi artisti internazionali». Una storia di speranza e perseveranza quella di Iacopo Pinna, produttore musicale nato ad Alghero nel 1988 e da oltre dieci anni stabile a Los Angeles per il suo grande amore: la musica. Ne è rimasto incantato a 16 anni, quando suonava il basso con un gruppo di Uri. Prima del suo viaggio negli Usa, Iacopo si trasferisce a Milano nel 2011 per studiare alla Sae Institute, una delle più importanti accademie di produzioni al mondo, e diventare “audio engineering”. Diverse le collaborazioni fino al 2015, tra cui quelle con X-Factor e The Voice. Nel 2016 il trasferimento in California: l’incontro con Lorenzo Sarti, produttore alla Sony Atv, e la co-scrittura del pezzo “Holding out for you” di Fedez e della pop star svedese Zara Larsson.

Chi è Iacopo Pinna?
«Sono un sardo che ha sempre avuto una passione fortissima per la musica. Mi definisco un artigiano del suono: uno che ama costruire, smontare, sistemare ogni dettaglio fino a quando tutto funziona come deve. Rispetto agli inizi, sono cresciuto tanto. Prima ero solo un ragazzo curioso con un computer e un paio di cuffie, oggi ho la fortuna di lavorare in grandi studi, su progetti internazionali, e di collaborare con artisti che da ragazzo ascoltavo solo in cuffia. Dentro di me c’è lo stesso entusiasmo di sempre».

Dopo “Holding out for you” quali altri traguardi e soddisfazioni ha ottenuto?
«Dopo “Holding out for you” la mia carriera ha continuato a crescere sia a livello creativo che professionale. Una delle soddisfazioni più grandi degli ultimi anni è il progetto che sto producendo con una band rock, in cui alla batteria c’è Mike Portnoy, vera leggenda per me e per tantissimi musicisti della mia generazione. Abbiamo registrato nello studio dei Foo Fighters a Los Angeles. Lì si trova una delle consolle più rare al mondo: la stessa con cui i Nirvana hanno registrato l’intero “Nevermind”. Ritrovarmi davanti a quella console, con Mike Portnoy dietro la batteria, è stato come vivere un sogno. Parallelamente ho ampliato la mia attività, collaborando come mix engineer a diversi progetti internazionali, tra cui documentari e film per Netflix come “Disclosure”, “The After” (nominato agli Oscar), e “Unknown – Cave of Bones”. Ogni progetto mi ha permesso di crescere e confrontarmi con realtà artistiche diverse, mantenendo però sempre il mio stile e la mia sensibilità musicale».

Le manca la Sardegna? Ha in mente di creare qualcosa per l’isola qualche artista locale?
«La Sardegna mi manca ogni giorno. Mi manca l’odore del mare, il silenzio dei paesi, la sincerità delle persone. E ovviamente il cibo! Ho sempre il desiderio di fare qualcosa legato alla mia terra. Mi piacerebbe collaborare con artisti sardi, raccontare la nostra isola attraverso il suono, magari un progetto che unisca musica tradizionale sarda e ritmi moderni. Sarebbe bello creare un ponte tra quello che faccio qui e le mie radici».

Può dire di aver già realizzato il suo sogno?
«Posso dire di aver realizzato una parte importante del mio sogno, ma non tutto. Vivo della mia passione, lavoro in uno dei luoghi più stimolanti al mondo, e questo è già tanto. Ma ho ancora tanti sogni nel cassetto: produrre un disco completamente mio, continuare a crescere nel mondo del cinema, e magari un giorno tornare in Sardegna per aprire un piccolo studio immerso nella natura, dove artisti da tutto il mondo possano venire a registrare, lontani dal caos».


 

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