Patrizia Rossetti: «Regina delle televendite da 40 anni ma dissi no a una famosa pellicceria»
La conduttrice in un libro racconta i suoi 40 anni di carriera: «Ero una segretaria d’azienda: sono finita in tv per caso e non l’ho più lasciata»
C’è stata un’epoca nella tv italiana in cui ogni volta che cambiavi canale ti imbattevi in Patrizia Rossetti. Dalla mattina alla sera, lei era lì, nel suo salotto di Rete 4. Ore e ore di diretta interrotte solo dal tg di Emilio Fede. Un periodo d’oro per la conduttrice toscana che ora ha deciso di raccontare la sua carriera, i grandi incontri, i successi e, perché no, anche le delusioni, in un libro, “Semplicemente io”, pubblicato da Frascati & Serradifalco.
Patrizia, perché un libro?
«Ci pensavo da un po’, poi un anno e mezzo fa mi sono resa conto che festeggiavo 40 anni di carriera. “Capperi, quante cose ho fatto!”, mi sono detta. E ho deciso di raccontarle in un libro».
Cosa sognava da bambina?
«Non immaginavo di entrare nel mondo dello spettacolo. Sono figlia unica, i miei genitori lavoravano e appena hanno potuto mi regalarono una tv in bianco e nero. Guardavo Mina, la Carrà: mi piaceva, ma non era il mio sogno. Tanto che avevo studiato per diventare maestra, facevo la segretaria d’azienda, avevo la mia casetta, il mio fidanzato. È capitato tutto per caso...».
Il suo esordio come conduttrice di tg.
«Era l’epoca in cui nascevano le prime tv private. C’erano degli amici di mio padre a Empoli che ne avevano una, Antenna 5. “Patrizia, perché non vieni a leggere il giornale?”. Lavoravo fino alle 18.30 e accettai. C’erano una stanzetta, una sedia e non si guadagnava niente. Era solo il gusto di stare insieme e andare a mangiare la pizza il sabato».
Di fatto quel tg è stato il suo trampolino di lancio.
«È stato ad Antenna 5 che mi ha beccato l’agente Fernando Capecchi, che ringrazierò per sempre. Mi disse che stavano cercando ragazze per un concorso per una valletta per Sanremo. Mi chiese una foto, non ne avevo. Allora mi scattò lui una polaroid, la inviò a Gianni Ravera e fui selezionata».
E così fu a Sanremo 1982 al fianco di Claudio Cecchetto.
«Lì per lì non mi rendevo conto di dove fossi. Solo quando sono tornata a casa mi sono rivista e ho capito cosa mi era capitato. Cecchetto fu straordinario: dovevo essere la sua valletta, ma mi fece fare la co-conduttrice. Finito il festival, però, tornai a fare la segretaria, finché la Rai non mi chiamò per altri show».
Il primo a volerla su Rete 4 fu Pippo Baudo.
«Lo conoscevo dai tempi di Domenica in, dove avevo vinto il concorso per Sanremo. Io sono una di quelle che Pippo può dire “l’ho inventata io”. Non so cosa avesse visto in me, fatto sta che mi chiamò per “Un milione al secondo”».
Com’è Baudo?
«Un professionista straordinario, super pignolo. Mai dimenticherò la sua lavata di capo per un errore che feci durante un servizio. Aveva ragione, ma io non sapevo molte cose, ho imparato tutto sulla strada».
Su Italia 1 affiancò Paolo Villaggio.
«Ricordo i suoi abbracci. C’era il corpo di ballo che emanava odori non piacevoli e lui mi abbracciava: “Lasciati annusare”».
Come ha fatto a diventare il volto di Rete 4?
«Dopo un po’ di programmi per Canale 5 era un annetto che non lavoravo. Non sapevo cosa fare, aspettavo messaggi in segreteria che non arrivavano, avevo anche pensato di tornare in Toscana. Grazie a Mariolina Cannuli feci un concorso per leggere il giornale in radio su Rai 3. Lo vinsi, ma lo stesso giorno in cui mi arrivò il telegramma della Rai mi chiamarono da Rete 4, Silvio Berlusconi compreso, e mi proposero questo show del pomeriggio. Non sapevano neanche come chiamarlo. Era una prova, ma siccome io sono molto istintiva e decido di pancia, tra l’assunzione in Rai e questa opportunità scelsi la seconda».
A un certo punto la trasmissione partiva il mattino, andava in onda anche la domenica: quante ore di diretta faceva?
«Un giorno Costanzo mi disse: “signora Rossetti, lei sta in tv più di me”. Non stavo 24 ore in video, ma in effetti quando cambiavi con il telecomando beccavi sempre la Rossetti».
Oltre a introdurre le telenovele ne sarà pure protagonista.
«Rete 4 iniziò a fare le coproduzioni ed essendo io la punta di diamante della rete diedero una parte anche a me in “La donna del mistero”. Ero suor Sorriso. Che emozione recitare in lingua originale in Argentina».
Quando la definiscono regina delle televendite le piace?
«Mi piace eccome. Ma mica ho fatto solo le televendite. Essendo cresciuta a Mediaset le faccio da sempre, sono stata la prima a inventarsi le scenette in diretta con i prodotti. Ricordo ancora quando arrivò per la prima volta Eminflex come cliente. “Signor Francesco commendatore vuole vendere materassi”. Io perplessa a voce alta: “Ne venderemo uno al mese”. Invece, sono 40 anni che ci lavoro».
Con Mike Bongiorno vi contendevate gli sponsor.
«Mike mi ha dato la soddisfazione più bella. Stavamo facendo il numero zero di un programma e mi disse: “Ti faccio da valletto, perché tu sei la Mike Bongiorno in gonnella”».
Nel 1996 il suo show è sparito dai palinsesti. Cosa successe?
«Ai tempi non c’erano lunghi contratti, veniva rinnovato di anno in anno. A settembre non mi chiamava nessuno. Chiesi spiegazioni: “Non sai niente? Non lo facciamo più”. Sono cascata dal pero, mi sono messa sotto esame. Quando ho avuto conferma che gli ascolti erano alti e che il motivo era non fare concorrenza a un nuovo programma di Canale 5 (Uomini e donne, ndr) mi sono messa il cuore in pace. Non sono andata a piangere da Berlusconi, anche se era stato lui a scegliermi. Non sono una che chiede per forza. È come in amore: se un uomo non mi ama non lo voglio».
Rimpianti nella carriera?
«Né rimpianti né rimorsi. Quando ho voluto dire sì l’ho detto, e viceversa. C’era una pellicceria famosa che mi voleva come testimonial, ma io non me la sentii di consigliare pellicce al mio pubblico. L’ho ceduta a una collega che non mi ha mai ringraziata».
Nella tv di oggi cosa le piacerebbe condurre?
«Un talk show in seconda serata, dove, insieme ad altre due colleghe, mettiamo sotto torchio gli ospiti. E poi mi piacerebbe chiudere la mia carriera dove tutto è iniziato: sul palco di Sanremo. Mi appello a Conti: Carlo, mi basterebbero due minuti».