Il caso
Disastro Medicina generale, su 416 sedi carenti ecco quanti hanno accettato
I professionisti della Ammg Sardegna si sono incontrati a Tramatza: preoccupazioni e proposte
Olbia «Su 416 sedi carenti nell’isola per medici di medicina generale, solo in cinque hanno accettato l’incarico. E la situazione, in vista della riorganizzazione della medicina generale legata al nuovo Accordo collettivo nazionale (Acn), peggiorerà ulteriormente. Stiamo parlando di un settore strategico e radicato che rischia di naufragare e imboccare una strada senza uscita, rendendo la stessa disciplina medica poco attrattiva per i giovani medici e un motivo di fuga e pre-pensionamento per chi esercita da diversi anni». Parte da qui, Pietro Satta, medico di Arzachena e presidente dell’associazione Ammg Sardegna (associazione dei medici di medicina generale) dopo l’incontro di sabato scorso, 22 febbraio, a Tramatza a cui hanno partecipato circa 300 medici di famiglia. «Secondo noi l’accordo è molto controverso: prevede la nascita delle Aft, Aggregazioni funzionali territoriali, all’interno delle case di comunità (una ogni 30mila abitanti): è improponibile per un territorio come il nostro. E proprio per questo ribadiamo che l’accordo potrebbe essere attuato solo con le dovute modifiche e integrazioni».
E quindi? «È necessario incentivare la medicina di gruppo, ovvero le aggregazioni funzionali territoriali, intese però come team di medici di medicina generale, estese anche alla specialistica ambulatoriale, in modo da assicurare l’assistenza sanitaria a tutte le comunità locali mettendo in rete i medici, con l’aiuto del personale di segreteria: questa è la nostra proposta di riordino della medicina di territorio».
Il dibattito a Tramatza è stato ricco di riflessioni «ma soprattutto di soluzioni alle tante problematiche che ci riguardano - prosegue Satta -: primo tra tutti il carico burocratico, divenuto insopportabile, che occupa fino al 40 per cento dell’attività di ogni medico. Tempo, questo, che può essere invece impiegato per la clinica, la prevenzione e la promozione della salute dei tanti assistiti ». All’incontro hanno preso parte Daniela Falconi, sindaca di Fonni e presidente dell’Anci Sardegna, e Giuseppe Frau, vice presidente del consiglio regionale e membro della commissione sanità. «Ho percepito un clima pesante insieme al profondo disagio e alla fatica dei medici di medicina generale i quali, ora, stanno chiedendo un giusto supporto, soprattutto dal punto di vista amministrativo - ha detto la Falconi -. La loro mole di lavoro è immensa e sono tanti, anzi troppi, i centri nell’isola rimasti senza assistenza di base. Mi ha colpito anche l’età media, piuttosto alta, dei medici in sala. E questo conferma che, purtroppo, non c’è ricambio generazionale».
«Ho raccolto le loro istanze che possono e devono trovare accoglienza e ascolto, insieme a quelle dei sindacati medici presenti ai tavoli di concertazione regionale riuniti in assessorato - ha aggiunto Giuseppe Frau - e auspico che si chiuda in tempi rapidi un accordo con i medici di famiglia dai quali dipende molto della riorganizzazione della medicina territoriale. Per rilanciare la medicina generale occorre sgravare i medici della burocrazia che adesso impedisce di svolgere al meglio l'assistenza. Si deve puntare sulla formazione continua di tutti gli operatori, incentivare la medicina di rete e di gruppo attraverso le aggregazioni funzionali territoriali, che possano e devono coprire tutte le comunità locali mettendo in rete i medici, anche con un ottimizzazione dei software e reti informatiche condivise. Rendere appetibile la medicina generale per i giovani medici attraverso incentivi economici consistenti, soprattutto per chi accetta di prestare servizio nei territori periferici ma anche riorganizzando al meglio il corso di formazione di medicina generale. Questa giunta e questa maggioranza hanno equiparato le borse della medicina generale a quelle delle specializzazioni mediche e questo è un primo grande risultato;, inoltre nelle previste case di comunità occorre introdurre una diagnostica di base con ecografie e esami di laboratorio, fatto che porterebbe al decogestionamento del pronto soccorso con la presa in carico territoriale del paziente. È del tutto evidente che la sanità territoriale può e deve ripartire dalla medicina generale, opportunamente riqualificata e valorizzata, e questi punti e altri proposti devono trovare accoglienza negli accordi tra Regione e categoria, e nel Piano socio sanitario regionale».
Altro tema contestato dall’Ammg è «l’ipotesi del ruolo unico con reperibilità sette giorni su sette, 24 ore su 24, che graverebbe sempre di più sul lavoro dei medici, sempre in campo quotidianamente anche per più di 12 ore, tra visite ambulatoriali, domiciliari, burocrazia e reperibilità telefonica, contrariamente a quanto detto da qualcuno. Ma tra le rivendicazioni - chiude Pietro Satta - c’è anche la dematerializzazione vera di tutti i farmaci, compresi quelli attualmente in fascia C, l’autocertificazione per i primi 3 giorni di malattia, la fornitura dei ricettari alle strutture private convenzionate, la formazione continua durante la settimana e la riammissione ai tavoli di contrattazione regionale». (s.p.)