La Nuova Sardegna

Il gup: «Credo al travaglio di Ciuca»

Daniela Scano
Il giudice dell’udienza preliminare Antonello Spanu
Il giudice dell’udienza preliminare Antonello Spanu

Delitto Campus, le motivazioni delle due condanne

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 SASSARI. Cristian Ciuca è sinceramente pentito e ha rivelato i segreti del sequestro e dell'omicidio di Gianfranco Campus dopo un profondo travaglio personale.  Sulla attendibilità dell'ex dipendente romeno di Angelo Garau, l'allevatore di Codrongianos imputato dell'assassinio Campus, si basa la sentenza del gup Antonello Spanu che ha condannato Ciuca e l'orunese Gian Luca Pittalis per concorso nel delitto. Alla vigilia della conclusione del processo ordinario a Garau, per il quale la pm Maria Grazia Genoese ha chiesto la condanna all'ergastolo, il gup Spanu ha depositato le motivazioni della sentenza del rito abbreviato cui si sono sottoposti Ciuca e Pittalis. A dicembre i due - difesi dagli avvocati Elias Vacca, Pasqualino Federici ed Herika Dessì - sono stati condannati a 16 di reclusione.  Oltre ad attribuire grande valore ai racconti di entrambi - considerando «determinata e sofferta» la narrazione di Ciuca, «indotta dal racconto del romeno ma sovrapponibile» quella di Pittalis - il gup svela un retroscena inedito. Quando manifestò l'intenzione di confessare, Ciuca arrivò al punto «di compiere un atto autolesionistico per richiamare l'attenzione sulla urgenza della sua richiesta, tanta era l'impazienza di liberarsi di un peso per lui insopportabile».  Secondo il gup, i due imputati sono credibili anche quando affermano che non prevedevano le reali intenzioni di Angelo Garau quando lo seguirono fino al maneggio Contessa per «dare una lezione» a Gianfranco Campus. Questo esclude, almeno per loro, l'aggravante della premeditazione. Ciò però, a parere del gup, non significa che Ciuca e Pittalis non debbano essere sanzionati per tutti i reati, compreso l'omicidio compiuto con crudeltà. Un delitto che i due non hanno voluto ma che non hanno fatto niente per impedire. Anzi i due «avevano creato le premesse per arrivare fino a quel punto - scrive il gup - ovvero fino allo scatenarsi della furia omicida di Angelo Garau». L'omicidio, scrive il giudice, maturò nella gelosia per l'amicizia tra Campus e l'ex moglie di Garau.  Drammatica la descrizione dell'omicidio fatta dal giudice, che ha ricostruito le ultime ore di Gianfranco Campus da quando venne prelevato scalzo nel suo alloggio fino a quando, ferito con un forcone, crollò davanti al suo ex amico. «Ora che Gianfranco Campus respirava a fatica ed era disteso a terra incosciente - si legge nelle motivazioni - Angelo Garau aveva bisogno di aiuto per spostare il rivale in un punto più nascosto dove finirlo e abbandonarlo in attesa di trasportare il corpo altrove. Cristian Ciuca lo aveva preso per le gambe, lui per le braccia e insieme lo avevano portato in un canalone. Una grossa pietra sarebbe andata bene, Garau l'aveva presa tra le mani e l'aveva scagliata dall'alto, con forza, sulla testa della vittima. La vita di Gianfranco Campus era finita così». Era il 25 settembre del 2009. Ciuca confessò undici mesi dopo.
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