Maccheronis, incubo finito. Ambrogio Guiso: «Nessuna restrizione per i prossimi dieci mesi»
Il Consorzio: «Per il futuro servono almeno altre 4 dighe»
Sassari «Possiamo dire che nel 2025 non ci sarà alcuna emergenza. Abbiamo volumi sufficienti per l’agricoltura, per l’idropotabile e per il potabile». Ambrogio Giuso, presidente del Consorzio di bonifica della Sardegna centrale, può finalmente parlare di un futuro, per quanto prossimo, in cui i paesi avranno l’acqua senza interruzioni, i campi riceveranno quella necessaria alle colture e i villaggi e le attività turistiche non avranno problemi a programmare la stagione. La cancellazione della stagione irrigua e le pesanti limitazioni alla distribuzione domestica sono un ricordo: «Nella diga di Maccheronis ci sono 24 milioni di metri cubi d’acqua, il massimo consentito. A gennaio è arrivata talmente tanta pioggia che nella diga ne sono transitati 45 milioni».
Un’incredibile inversione di tendenza che cancella la possibilità di replica del siccitoso 2024, annus horribilis per le Baronie e la bassa Gallura. Tuttavia, tamponare i danni sarà impossibile: «Non sarà possibile rimediare a quello che è accaduto l’anno scorso – aggiunge Guiso –. Abbiamo avuto la perdita di foraggere, degli erbai, delle colture ortive e di tutto quello che riguarda le produzioni agricole. E poi gli agrumeti di Posada e Torpè, le olive, i vigneti. Le piante da frutto, poi, non possono certo essere recuperate in un anno». Ora possono riprendere le domande per l’acqua e la distribuzione delle quote per i campi, ma il problema è destinato a ripresentarsi: «Rapportandoci a questa diga, non possiamo programmare più stagioni irrigue, lo dobbiamo fare di anno in anno. Non abbiamo un diga pluriennale e siamo costretti a vivere alla giornata».
Per questo Guiso non vede l’ora di annunciare che a breve ci sarà un incontro con il presidente del Parco di Tepilora, Martino Sanna, e con la presidente della Regione, Alessandra Todde, per parlare della nuova diga di Cumbidanovu. La soluzione, secondo il presidente del Consorzio di bonifica della Sardegna centrale, sarebbe costruire nuove dighe: «Il segreto contro la siccità è uno: raccogliere l’acqua. E con quattro dighe nuove e le interconnessioni, avremo risolto il problema per decenni. Bastano 300 milioni per farle, cioè quello che si spende per 20 chilometri della metropolitana di Roma». Guiso fa riferimento alle dighe di Cumbidanovu (Orgosolo) e Monti Nieddu (Sarroch), attualmente in costruzione, una in fase di valutazione, Abba Luchente (Alta Baronia) e una ancora da ipotizzare (Coghinas). A proposito di Coghinas, il nord ovest della Sardegna sembra destinato a vivere l’incubo che ha vissuto il consorzio di Guiso: «Per la Nurra ci sono 8 milioni di metri cubi d’acqua. E anche il Coghinas non se la passa bene. Credo che anche loro saranno costretti a portare l’acqua con le autobotti negli allevamenti. E credo che servirà una gestione perfetta per evitare limitazioni anche alla distribuzione dell’acqua potabile».