Palestra devastata dai vandali, danni per 10mila euro
Caccia agli autori del raid nella scuola primaria. Ecco come hanno agito e cosa hanno distrutto. Le reazioni del sindaco
Ghilarza Mentre le forze dell’ordine indagano per risalire all’identità degli autori della scorreria nella palestra della scuola elementare, costata circa diecimila euro di danni, la comunità e le istituzioni si interrogano sull’azione vandalica che non ha precedenti per l’inusitata violenza che l’ha accompagnata. Il dispregio delle regole, il bersaglio preso di mira, l’accanimento contro la cosa pubblica e la gratuità del gesto spingono molti a domandarsi se l’episodio non sia la spia di un malessere più profondo e diffuso di quanto non appaia in superficie. Dopo la pubblica condanna e la denuncia alle autorità è il momento di indagare i segnali che emergono da simili episodi. «Nel tempo si sono verificati imbrattamenti, cestini dei rifiuti rovesciati o cartelli stradali ritorti, episodi negativi ma non di questa entità.
È una forma di violenza troppo grave perché rimanga impunita, con il rischio che sfoci in cose più gravi» ha affermato il sindaco Stefano Licheri, che ha rinnovato l’appello a segnalare anche in forma anonima qualunque elemento possa tornare utile agli inquirenti. L’ipotesi è che a compiere il raid siano state persone molto giovani, ma in assenza di riscontri oggettivi nulla è scontato. Il grado di inciviltà e la spropositata violenza che hanno animato i responsabili rappresentano comunque un fatto incontrovertibile che non può non indurre a una riflessione su quale sia l’humus in cui questi comportamenti deviati affondano le radici.
Secondo l’analisi del primo cittadino esiste un problema legato a un disagio giovanile e sociale che è da inquadrare in un contesto molto più ampio, non circoscritto alla sola Ghilarza o a un determinato territorio: «Purtroppo quanto accaduto in paese succede ovunque, riflette il cambiamento di una società che sta producendo fenomeni che né le istituzioni, né le famiglie riescono a contrastare. È un tema globale, che a mio modo di vedere ha molto a che fare con i social. È un’arma a doppio taglio, che produce benefici indubbi, ma se non è gestita bene ha effetti deleteri sui minori e persino sugli adulti, a volte incapaci di esercitare un ruolo guida per i figli perché essi stessi privi di anticorpi. Se loro possiedono quantomeno gli strumenti e le capacità di scindere ciò che è bene da ciò che è male, i minori non hanno ancora sviluppato i meccanismi di analisi e di autodifesa e l’abuso delle nuove tecnologie diventa nocivo: li porta a isolarsi, a emulare modelli negativi e comportamenti sbagliati per ottenere l’approvazione degli altri. I social hanno annullato il dialogo, hanno alimentato il mito del super io a discapito del senso di umiltà e di autocritica. A questo si sommano altre forme di dipendenza come alcol e droga. Viviamo in una società piena di contraddizioni: da un lato si chiedono prevenzione e processi educativi a famiglie e amministrazioni locali, dall’altro le istituzioni statali e internazionali vanno in direzione contraria, ad esempio non ponendo limiti etici attraverso misure più drastiche all’uso dei social media per salvaguardare i minori o attraverso il monopolio dei tabacchi e la legalizzazione delle macchine da gioco». Ora si attendono le indagini per dare nomi agli autori che con una spranga hanno spaccato i vetri antisfondamento, i lavabi e i sanitari, danneggiato due defibrillatori, e messo le mani sullo ionizzatore, distrutto le attrezzature sportive e inibito agli alunni l’attività motoria all’interno dell’impianto per un bel po’ di tempo.