La Nuova Sardegna

Oristano

Aree idonee

Scontro tra Stato e Regione sul progetto “Fattoria solare”

di Michela Cuccu

	La foto-simulazione del progetto "Fattoria solare" di Siamaggiore
La foto-simulazione del progetto "Fattoria solare" di Siamaggiore

Il ministero dell’Ambiente da il via libera, ma la giunta Todde fa ricorso al Tar

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Siamaggiore È ancora scontro tra Regione e Mase, il ministero dell’Ambiente e sicurezza energetica. La giunta regionale, nei giorni scorsi, ha deciso di impugnare davanti al Tar il parere della Commissione Pnrr e il decreto ministeriale, che ha autorizzato la realizzazione della “Fattoria Solare Siamaggiore 1”. È questo infatti il nome del progetto della potenza di picco di 34,315 Mw integrato con sistema di accumulo di 7,5 Mw, e opere di connessione alla Rtn che dovrà sorgere nei territori di Siamaggiore e Solarussa.

Lo scontro Il ricorso al tribunale amministrativo era stato già annunciato a febbraio quando arrivò il parere favorevole espresso dalla Commissione Pnrr-Pniec chiamata a valutare l’idoneità ambientale del progetto presentato dalla Ef Agri Società Agricola che per realizzare l’opera investirà 45 milioni e 618 mila euro. Si prevede la coltivazione di mandorli, aranci, limoni, lime, finger lime e kumquat al di sotto dei tracker fotovoltaici aperti, su un’area di 64 ettari circa, attualmente occupata da pascoli e coltivazioni. Il parere favorevole del Ministero, secondo la Regione sarebbe in contrasto tra la norma nazionale e la legge regionale 20, quella delle Aree idonee che il governo, anche attraverso pronunciamenti della magistratura, ritiene non valida. Il Consiglio di Stato aveva dichiarato «l’illegittimità di qualsivoglia disposizione normativa di rango regionale che, nell’individuare le aree idonee, trovi spazio per incidere, in senso restrittivo, sul minimo di aree idonee identificato dal legislatore statale». Dunque, per i giudici è lo Stato a dover decidere dove è possibile installare gli impianti per le rinnovabili. Anche questa volta però, la Regione ha deciso di far valere le prerogative di legiferare sul proprio territorio e così il conflitto su quale norma deve prevalere emergere in tutta la sua complessità.

La Regione La stessa assessora all’Ambiente, Rosanna Laconi, aveva dichiarato: «La Commissione Pnrr-Pniec ha il compito di valutare le complessive condizioni di compatibilità dei progetti, che non possono prescindere dalla normativa regionale vigente, e in ogni caso il suo parere non ha alcun valore autorizzativo. L’autorizzazione finale spetta esclusivamente alla Regione Sardegna, che applica la propria normativa di settore, tra cui la legge 20, in coerenza con il quadro normativo nazionale». Ed ancora: «La Regione non concederà autorizzazioni per impianti che non ricadano nelle aree idonee definite dalla Legge Regionale 20 del 2024». Le parole dell’assessora Laconi sono state piuttosto chiare: «Le nostre decisioni rispettano la volontà del consiglio regionale e dei sardi. Garantiremo uno sviluppo sostenibile senza derogare alle norme di tutela del paesaggio e della biodiversità. Difenderemo con fermezza la corretta applicazione delle norme regionali e nazionali nelle sedi opportune, affinché la pianificazione energetica della Sardegna rispetti le regole stabilite e non si presti a interpretazioni parziali o arbitrarie».

Consiglio di Stato Come Roma, anche Cagliari si fa forte delle deliberazioni del Consiglio di Stato. A rafforzare la posizione della Regione, infatti, interviene la sentenza n. 1872 del 5 marzo 2024, che sottolinea come la valutazione degli impatti ambientali e paesaggistici degli impianti Fer debba avvenire nel rispetto delle normative regionali. «Una sentenza – secondo la giunta regionale – che evidenzia come la localizzazione degli impianti debba tenere conto degli effetti sul territorio, sulla biodiversità, sul suolo e sulla qualità del paesaggio, riconoscendo il diritto delle Regioni a disciplinare questi aspetti per garantire la tutela ambientale». Ma c’è di più. Il Consiglio di Stato ha ribadito, infatti, che i provvedimenti ministeriali non possono ignorare le norme regionali che individuano le aree idonee e non idonee. Insomma, è scontro aperto tra Regione e Ministero. E la giunta regionale, non ha alcuna intenzione di recedere, semmai, pone come punto fermo il rispetto delle proprie leggi. Bisognerà attendere la decisione del tribunale amministrativo. I consumatori Critiche alla fermezza della Regione nel voler far rispettare la legge sulle aree idonee sono state espresse dall’associazione dei consumatori e produttori di energie rinnovabili. «La decisione di impugnare il parere favorevole sulla “Fattoria Solare” è un chiaro messaggio, ma tutta questa rigidità rischia di rallentare lo sviluppo di progetti innovativi ed importanti per il territorio, che potrebbero portare benefici economici e sostenibili», ha dichiarato la presidente di Aceper, Veronica Pitea.

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