Il diktat di Cappellacci sul Pps: documenti in Procura
Aperta un'indagine (per ora a carico di ignoti) dopo l'esposto presentato da due avvocati contro l'approvazione forzata del piano urbanistico decisa dalla giunta dell'ex governatore a 24 ore dal voto per il rinnovo del consiglio regionale
CAGLIARI. L’attuale governatore Francesco Pigliaru aveva liquidato come «delibera di cartone a fini elettorali» l’approvazione forzata del nuovo Pps di Ugo Cappellacci, decisa ventiquattr’ore prima che venissero aperti i seggi, il 15 febbraio scorso. Ora quella scelta contestatissima dalle associazioni ecologiste è al centro di un’inchiesta giudiziaria, nata dall’esposto presentato a suo tempo dagli avvocati Patrizio Rovelli e Giuseppe Andreozzi.
Il fascicolo è a carico di ignoti: la Procura di Cagliari intende accertare se il tentativo fatto da Cappellacci e dal suo assessore Andrea Biancareddu di imporre all’ufficio Savi della Regione la conclusione rapida della Vas - la valutazione ambientale strategica - sulla revisione del piano paesaggistico deliberata dalla sua giunta possa integrare un reato. La Procura valuterà anche gli eventuali profili penali della successiva decisione di approvare comunque il Pps, in condizioni di evidente illegittimità amministrativa.
Documenti e atti sono stati acquisiti alcuni mesi fa agli uffici Savi dalla polizia giudiziaria, ma fino a ieri il riserbo aveva coperto l’iniziativa della magistratura. Tra le carte all’attenzione della Procura la nota interna firmata dal responsabile del Savi Gianluca Cocco e dalla direttrice generale dell’ambiente Franca Leuzzi con la quale i due dirigenti hanno cercato di spiegare all’esecutivo come fosse impossibile concludere l’elaborazione della Vas in tempi così ristretti, molto prima dei novanta giorni previsti dalla legge. Una nota dai contenuti secchi, che ha dissuaso Cappellacci dall’annunciato commissariamento dell’ufficio ma non dal proposito di portare all’elettorato la chiusura virtuale del nuovo Pps.