Droga viola, farmacie sarde in allerta: «I ragazzini falsificano i fogli per avere il Rivotril»
L’Ordine ha inviato una circolare: «Controllate i timbri in controluce». Il presidente Mignano: «Occhio alle ricette sospette»
Sassari In fondo non è altro che un bicchiere di Sprite viola. «Non è droga vera», dicono i ragazzi. Ma provate a chiedere ai medici che li hanno visti in overdose da farmaci. O ditelo a una madre che suo figlio si è giocato il futuro con gli esperimenti da “Piccolo Chimico”.
Purtroppo è un fenomeno che dilaga nel silenzio. La droga viola non ha il volto sporco dell’eroina o l’euforia della cocaina. È subdola, travestita da gioco. Un bicchiere colorato che sembra un innocuo esperimento da laboratorio casalingo. Ma ogni sorso è un azzardo, un passo verso il precipizio. E non tutti riescono a tornare indietro.
I farmacisti ormai sono in allerta. Dietro il bancone è come se avessero una sorta di manifesto con l’identikit del cliente sospetto: ragazzino, prescrizione in mano, benzodiazepine. Questo mix deve far scattare l’allarme, perché la pratica della “diversione del farmaco”, cioè l’uso improprio di medicinali legali, sta prendendo una piega molto pericolosa.
«L’Ordine dei Farmacisti di Sassari ha chiesto a tutti i farmacisti di alzare la guardia – dice il presidente Marco Mignano – martedì scorso c’è stata la segnalazione di un medico riguardo la possibile falsificazione delle ricette. Abbiamo immediatamente inoltrato la denuncia all’autorità giudiziaria, dopodiché il giorno successivo abbiamo inviato a tutte le farmacie una circolare con la richiesta di attenzionare le prescrizioni che possano sembrare sospette».
Non è un controllo così semplice e automatico, soprattutto quando le farmacie sono piene di clienti in fila e il tempo da dedicare a ciascuno si fa risicato. «Personalmente mi è capitato un episodio. Io lavoro a Ittiri, e da questo punto di vista sono agevolato perché ho un bacino di utenti più ristretto e conosco anche i medici prescrittori e la loro firma. Un ragazzo per due volte si è presentato con una ricetta per il Rivotril. La prima volta l’ha passata liscia, la successiva però mi è scattato l’alert e sono andato a guardare più attentamente il foglio. Qualcosa non mi quadrava. Così l’ho osservato in controluce e mi sono accorto che il timbro non era stato apposto a mano. Era stampato, come se l’intero documento fosse stato riprodotto con una stampante. Naturalmente mi sono rifiutato di fornire il farmaco, ho tenuto la ricetta e ho segnalato l’accaduto».
Contraffare una ricetta medica, per chi ha un minimo di dimestichezza informatica, è un gioco da ragazzi: «Si trova tutto su Internet, e in particolare sul Deep Web. Non solo il manuale di istruzioni per mixare i farmaci legali e farne delle sostanze stupefacenti, ma anche i consigli pratici su come procurarsi i principi attivi. Nel mio caso il ragazzo aveva preso una ricetta di un parente, l’aveva passata allo scanner, poi modificando l’immagine con un programma di fotoritocco come Photoshop aveva cancellato il testo originale per sostituirlo con la richiesta di Rivotril. Se non avessi fatto la prova in controluce, non mi sarei accorto di nulla».
Il problema è che spesso i giovani non hanno nemmeno bisogno di andare in farmacia, perché trovano il necessario nei cassetti di casa. «Ancora una volta posso raccontare la mia esperienza a Ittiri: dal primo gennaio ho venduto 82 confezioni di Rivotril. Il costo è di 1 euro e 81, quindi parliamo di larghissimo consumo e prezzi accessibili a tutti. Immaginiamo quale può essere la diffusione in una città come Sassari o Cagliari». Non per niente viene definita la droga dei poveri, perché la benzodiazepina mixata con l’alcol e con la Red Bull o altri zuccheri per velocizzarne l’assorbimento, ha un effetto simile all’eroina. Solo che questo sembra un cocktail colorato, che promette leggerezza. Ma non sempre è così: può lasciare un vuoto nel bicchiere, ma anche nella vita.