La Nuova Sardegna

Sassari

Il personaggio

Sergione dj: «Un mio brano nella top 20 inglese, poi ho scelto Sassari per mia figlia» VIDEO

di Luca Fiori
Sergione dj: «Un mio brano nella top 20 inglese, poi ho scelto Sassari per mia figlia» VIDEO

Le consolle più famose d’Europa e della Riviera Romagnola poi un brano da un milione e mezzo di copie e la collaborazione con Salmo

5 MINUTI DI LETTURA






Sassari Un suo brano, “I’m So Crazy” del 2001 ha venduto un milione e mezzo di copie e subito dopo l’uscita è stato nella Top 20 inglese. Per diverse settimane è stata una delle canzoni “house” più trasmesse in radio e più ballate a Londra e dintorni. Un vero successo “campionato” - cioè riarrangiato e ripubblicato - da vari artisti, tra cui di recente dal famoso rapper olbiese Salmo.

Sergio Casu, sassarese di 57 anni - per tutti Sergione Dj - ha mixato e scratchato nelle consolle delle più famose discoteche d’Europa e per anni è stato tra le attrazioni principali del “Peter Pan Club” di Riccione, santuario indiscusso del divertimento notturno nella Riviera Romagnola. «Se non fosse stato per mia figlia Anna – racconta il dj – forse sarei ancora lì. Qualche anno fa ho dovuto scegliere tra vederla crescere o continuare a lavorare a Riccione, dove avevo anche un negozio di dischi, e non ho avuto dubbi, sono rientrato a Sassari e non me ne sono mai pentito».
La tua professione oggi qual è?
«Al momento mi definirei più un badante, perché mi sto occupando di una mia zia anziana. Ma a parte gli scherzi, posso dire di essere ancora un dj.
A 57 anni non ti sei stancato di vedere la gente ballare?
«A dire la verità no, per niente. Anzi negli ultimi anni mi sto divertendo molto. Oggi faccio ballare i figli dei miei coetanei, di persone che sono cresciute con me, ma questo non mi fa sentire vecchio».
Oggi ti senti più figlio, visto che vivi ancora in mezzo ai ventenni, o padre?
«Senza alcun dubbio padre. Prima poi anche un Peter Pan come me deve crescere e prendersi le sue responsabilità. Anche se sono un padre diverso dal prototipo, fuori dai canoni».
A tua figlia cosa hai insegnato?
«Prima di tutto il rispetto. Rispetto di se stessa, del suo corpo, delle persone che le stanno vicino. I figli devono essere amati, ma un genitore non può pretendere il possesso del proprio figlio. Ad Anna che oggi ha 22 anni dico sempre, io sono “tuo” padre ma tu non sei di mia proprietà. Cerco di essere per lei un esempio e di non commettere errori palesi».

La passione per la musica e per la tua professione gliela hai trasmessa?
«Sì, ha provato più volte a diventare dj, ma in quel caso sono stato io abbastanza drastico, preferivo di no e non le ho insegnato a lavorare. Ma devo dire che ha una grande cultura musicale e sulla novità, specialmente le cose moderne, mi rivolgo a lei e mi dà sempre dei buoni consigli»
Tu come hai iniziato?
«Era il 1990, serviva un dj al “Teatro Decandia” a Ozieri e Zeno Pisu, mio maestro e compare, mi ha mandato lì. Mi ha dato i dischi e le cuffie e mi ha detto vai. Avevo già una certa cultura musicale, facendo il commesso nel suo negozio di dischi e da quel momento non ho più smesso».

Fino a quel momento cosa avevi fatto?
«Per un anno e mezzo sono stato un ufficiale dell’Esercito italiano. Sono stato il più giovane sottotenente d’Italia, prima a Roma e poi a Cagliari. Ho dei ricordi bellissimi».
Poi la scelta di lasciare la Sardegna.
«Dopo le esperienze al Ruscello e alla Siesta ad Alghero e all’Estasi’s di Santa Teresa, nel 1992 sono andato a vivere a Milano e a lavorare per la Venus, una distribuzione indipendente di dischi. Ho iniziato dalla base, mettevo a posto gli scaffali, ma facevo comunque anche il dj. Grazie a Chicco Secci, conosciuto in Sardegna, ho iniziato a lavorare al Desideria a Bergamo. Poi ho avuto la fortuna di fare “Colazione da Tiffany, one night” che tutti volevano fare in quegli anni».

Che ricordi hai degli anni Novanta?
«Bellissimi. Ho vissuto gran parte di quegli anni nella Rivera Romagnola. A Riccione lavoravo al Peter Pan, dove arrivavano persone da tutta Europa. Poi sono stato a Londra, a Ibiza e in Svizzera».

Come è cambiato il mondo della notte?
«Il cellulare e i social hanno cambiato tutto. Prima le discoteche erano anche gli spazi utilizzati per mostrare e lanciare i nuovi brand e le nuove tendenze. Oggi quello che un tempo veniva mostrato in pista viene pubblicato su Instagram. La discoteca da quel punto di vista è quasi morta».
E i giovani nel 2025 riescono ancora a divertirsi?
«Io credo di sì. Continuo a guardarli dalla consolle e vedo che alla fine non sono poi così diversi da come eravamo noi.
C’è un posto in cui preferisci esibirti?
«Il posto del mio cuore è al spiaggia di Porto Ferro e il Baretto».
Il tuo rapporto con lo sport?
«Adoro il calcio femminile, ho un sacco di amiche che giocano ad alti livelli e credo che quello sia un mondo ancora non contaminato».
A Sassari da qualche tempo sono tornati i grandi eventi.
«Era ora. Due anni fa ho avuto la fortuna di mettere musica prima dei concerto dei Placebo allo stadio “Vanni Sanna” e quella è stata la dimostrazione che la città ha bisogno di questo tipo di manifestazioni.
Questa estate ci sarà il concerto di Lucio Corsi in piazza d’Italia. Credi sia la location adatta?
«Sassari ha bisogno di vivere il suo centro cittadino. Ricordo che quando suonò la Pfm in piazza la gente arrivava fino ai vigili del fuoco. Ben vengano i concerti in piazza».

Primo piano
Export

Dazi di Trump, ecco i settori più colpiti in Sardegna – Tutti i dati

Le nostre iniziative