L’amore non è solo un sentimento, è creazione: parola di Platone
La festa degli innamorati è la giusta occasione per interrogarsi sul nostro modo di amare e su quello altrui
San Valentino è la festa degli innamorati, il giorno in cui l’amore viene celebrato con regali, fiori e cene romantiche. Ma cosa significa davvero amare? Oggi l’amore è spesso visto come passione e possesso, il desiderio di trovare qualcuno che ci completi. Eppure, per Platone, l’amore non è semplice desiderio, ma un viaggio verso la conoscenza e la bellezza più alta. L’espressione “amore platonico” viene comunemente usata per indicare un amore casto, privo di passione. Questa è però un’interpretazione errata, nata dall’influenza del cristianesimo, che ha trasformato il concetto greco di agápē in un amore puramente spirituale. Per Platone, invece, l’amore è desiderio e mancanza, una tensione tra ciò che abbiamo e ciò che ci manca, tra la bellezza percepita e quella assoluta. Nel Simposio, Platone – o meglio, Diotima – racconta il mito di Eros, figlio di Penia (Povertà) e Poros (Ingegno). Da sua madre eredita la mancanza, da suo padre l’astuzia per ottenere ciò che desidera. L’amore, quindi, non è mai possesso, ma una ricerca continua. Chi ama davvero non si ferma alla bellezza esteriore, ma aspira alla conoscenza, alla crescita interiore, al Bene e quindi alla virtù.
L’amore, per Platone, è un viaggio che attraversa diverse fasi: parte dall’attrazione fisica, ma senza fermarsi ad essa, per passare poi all’ammirazione per la bellezza dell’anima. Infine, si arriva all’amore per il Bene assoluto e la conoscenza. Nella Grecia classica, questo percorso era spesso associato alla relazione tra erastés (l’amante adulto) e eròmenos (il giovane amato), un rapporto educativo oggi difficilmente comprensibile. Ma il punto di Platone va oltre: l’amore vero non è solo attrazione, ma una forza che ci spinge a migliorare noi stessi.
Oggi San Valentino è spesso una celebrazione materiale dell’amore, fatta di gesti simbolici e consumismo. Ma se seguissimo il pensiero di Platone, potremmo trasformarlo in una domanda profonda: il nostro amore ci migliora? Oppure è solo un legame effimero destinato a dissolversi? L’amore, come sosteneva Platone, non è solo sentimento, ma creazione. Ci rende immortali perché porta alla generazione di qualcosa: non solo figli, ma anche idee, opere, conoscenza. Non basta amare qualcuno, bisogna amare ciò che ci spinge oltre noi stessi.
La conclusione platonica può apparire astratta e lontana dalla quotidianità, ma in realtà è proprio questa tensione verso il Bello e il Bene che dà significato all’amore. La mancanza è ciò che ci spinge a desiderare, a creare, a lasciare qualcosa di noi nel mondo.
E se quest’anno San Valentino non fosse solo una celebrazione dell’amore romantico, ma un’occasione per chiederci che cosa significa davvero amare? Platone ci insegna che l’amore non è possesso né semplice desiderio, ma una tensione continua verso ciò che è bello, buono e vero. Non basta amare qualcuno, bisogna amare ciò che ci spinge a crescere. L’amore vero non si esaurisce nei gesti, nei regali o nelle passioni effimere, ma ci trasforma, lasciando un segno dentro di noi.
Forse, il miglior modo di celebrare l’amore non è cercarlo disperatamente negli altri, ma coltivarlo dentro di noi. Perché chi ama davvero non si ferma, ma si eleva. «L’amore è tutt’altro che bello e delicato. L’amore è duro, ispido, scalzo e senza casa. Talora fiorisce e vive, talora muore, ma poi torna in vita. E quel che si procura sempre gli sfugge di mano, sicché l’amore non è mai né povero né ricco» (Simposio). «Non ogni Amore è bello e meritevole di essere lodato, ma soltanto quello che spinge ad amare bene» (Simposio).
*Giulia studia al liceo Canopoleno di Sassari